2003/c

Mangio il mio dolore,
le mie fantasie infantili
violentemente proiettate
su chi neppure mi somiglia,
vomitate da chi degno
non e’ di coglierle.
Sospiro ansiosa
rincorrendo
un passato inesistente
ed un futuro incerto
col desiderio di uccidere
per non morire, ancora.
Digerisco il mio passato
feroce e rabbiosa
donarlo a te no,
preferirei morire.
Tu che sogni di diventare
cio’ che io non sono.
E ti osservo curiosa
e malinconica mentre cuci
le mie ferite col sale.
Forse e’ per questo
che sento di amarti.
Il dolore mi e’ amico
e compagno, sorride.
Ha quell’aria fasulla
che mi ricorda tuo padre.
Mio padre.

 

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