Ansia e matematica: un binomio più che probabile

Bisogna almeno saper far di conto, dicevano gli antichi. Ma non è poi così facile come sembra.

La matematica è caratterizzata da una serie di connotazioni che la rendono astratta e inafferrabile, per quanto spesso attinente a questioni di natura prettamente pratica. Si tratta di una disciplina i cui concetti basilari appaiono lontani dal proprio universo mondo cognitivo poco interessanti e di difficile comprensione. Si è inoltre persuasi del fatto che nell’apprendimento della matematica influiscano maggiormente l’abilità innata e la conoscenza delle regole, e che per riuscire ad acquisirne i concetti in maniera funzionale sia necessario approcciarsi agli insegnamenti in maniera meccanica e in un contesto individuale, laddove la collaborazione e il lavoro di gruppo, diversamente rispetto a quanto avviene in altre materie, sarebbe solo un fattore distrattore.

E per quanti si aspettano di trovare un riscontro nella vita di tutti i giorni, o un modo per reinterpretare certi concetti che sono stati appresi alla lavagna, si profila una probabile delusione: è difficile trovare qualcosa che somigli alle funzioni o alle disequazioni, nella realtà quotidiana. Così gli allievi sono costretti a disegnare una sorta di iato tra la verità della matematica e il suo utilizzo pratico.

Alla materia matematica, così come appresa e insegnata a scuola, si mostra spesso collegato un vissuto ansioso capace di tramutarsi in una vera fobia, chiamata matofobia. La frustrazione che sopraggiunge nel momento in cui lo studente si accorge di non saper svolgere un compito di matematica genera pensieri negativi sul Sé e sul compito stesso, alimentando vissuti di impotenza, di mancanza di autostima e di autoefficacia. Si attua una sorta di circolo vizioso in base al quale la difficoltà e l’insuccesso in matematica demotivano allo studio, e la mancata motivazione allo studio rende deficitario l’impegno dedicato all’apprendimento della materia, cosicché i risultati non fanno che peggiorare.

Anche lo stile attributivo risulta esterno, dunque totalmente sfuggente al controllo del soggetto, convincendolo del fatto che nessun grado di impegno o di studio, per quanto approfondito, serviranno a migliorare i risultati. Quello di non riuscire in matematica appare dunque un destino immutabile. Dimensione emotiva cui risulta collegata una percezione di intelligenza sostanzialmente statica in quanto non passibile di mutamento.

Il docente, da parte sua, anziché collocare il disagio emozionale dell’allievo nella dimensione motivazionale di quest’ultimo, lo percepisce come un vulnus alla propria sfera professionale, come un affronto al Sé narcisistico. Questo non solo compromette il rapporto tra insegnate e allievo, ma esacerba le conseguenze della difficoltà di approccio alla materia, compromettendo una risoluzione funzionale della stessa.

In riferimento a questo circolo vizioso si parla spesso di “profezia che si auto avvera”, ad indicare come la percezione negativa che il professore nutre sull’allievo e che questi riflette adesivamente su se stesso, conduca esattamente alle conseguenze di fallimento ipotizzate da entrambi. Aspettative negative, dunque, generano insuccessi cui nessuno in questo caso può né vuole porre rimedio. Lo studente diventa un “voto basso”: un soggetto negligente e demotivato che non vuole apprendere, e a cui insegnare, pertanto, sarebbe inutile. Il problema è proprio questo: né l’allievo né l’insegnante credono in un possibile miglioramento della situazione, preferendo attenersi al negativo involvere degli eventi, in una prospettica critica che ha il sapore di una sentenza.

TEST PER LA MATEMATICA

A testimonianza di come il correlato ansiogeno della matematica sia reale ed oggettivo, sono stati condotti una serie di studi volti a strutturare strumenti psicometrici specifici in grado di misurare in maniera attendibile tale costrutto patologico. Ne sono derivati test di misurazione dell’ ansia per la matematica, dunque, il più utilizzato dei quali è il MARS ( Mathematic Anxiety Rating Scale), creato nel 1972 da Richardson e Suinn, originariamente composta da 98 item in scala Likert 1-5, della quale è prevista anche una versione abbreviata di 25 item, una versione per adolescenti ( MARS-A) e una per i bambini delle scuole elementari ( MARS-E). La scala di valutazione mira ad identificare quelle situazioni della vita- quotidiana e accademica- in cui la matematica può comportare l’insorgenza di ansia.

Per quanto riguarda l’aspetto accademico i fattori di valutazione sono due: ansia da apprendimento matematico e ansia per la valutazione matematica. Se in quest’ultima dimensione troviamo item che indagano i vissuti ansiosi nel momento in cui si effettuano prove di valutazione, verifiche o interrogazioni in matematica, nella prima dimensione sono compresi una serie di item volti ad identificare quei momenti che, per quanto non destinati alla verifica della materia, sono in egual modo capaci di generare vissuto ansiogeno nello studente: ad esempio le spiegazioni dell’insegnante, lo svolgimento delle lezioni, lo studio a casa e a scuola, persino l’utilizzo delle tabelle nel libro. Un punteggio alto in questo settore indica che l’ansia verso la matematica può riguardare non solo i momenti in cui si viene valutati, ma anche quelli concernenti l’apprendimento individuale, e dunque la materia in toto.

L’aspetto del disagio quotidiano con la matematica viene invece misurato da una serie di item volti ad indagare il disagio sperimentato in tutti quei contesti della vita quotidiana in cui è necessario utilizzare la strumentazione numerica ( ad esempio fare i conti al ristorante per vedere se ci stanno facendo pagare la giusta somma).

È attualmente in uso anche il TEST MeMa (Caponi, Cornoldi, Falco, 2016) che si compone di quattro diversi questionari volti ad indagare l’atteggiamento verso la matematica: il primo è rivolto direttamente ai ragazzi dalla terza classe primaria alla terza della secondaria di primo grado; il secondo è rivolto agli insegnanti di scuola primaria e secondaria di primo grado; il terzo è dedicato ai genitori; il quarto questionario infine rileva la presenza di ansia specifica per l’apprendimento della matematica negli alunni della fascia d’età compresa tra i 9 e i 14 anni. L’obiettivo di questo test, rispetto al precedente che risulta di mera misurazione oggettiva, è maggiormente rivolto ad individuare i processi metacognitivi che portano ad un negativo approccio verso la matematica, sia da parte degli allievi, sia da parte dei genitori e dei docenti: il tutto nella più ampia finalità di correzione degli stessi in senso produttivo e funzionale.

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