Bullismo – Manifestazioni più comuni e ruolo della scuola



Manifestazioni più comuni per genere ed età

La forma più diffusa a tutte le età è risultata quella diretta, verbale (offese, minacce), caratteristica di entrambi i sessi; il bullismo fisico (botte e furti) cala all’aumentare dell’età ed è prevalentemente denunciato dai maschi.
Le prepotenze indirette (dicerie, calunnie) sono i tipi di bullismo più subiti dalle femmine, assieme a quello verbale.
La forma di bullismo considerata meno grave è quella verbale, che costituisce oltre il 50% degli episodi di prepotenza denunciati dai bambini (Menesini e Fonzi, 1997).
Da un punto di vista qualitativo, emerge il peso della dimensione ecologica sul manifestarsi del comportamento studiato.
Fondamentali sono fattori come il genere, le caratteristiche di personalità, le relazioni familiari, la dinamica di classe; risultano meno rilevanti l’ampiezza della scuola e le condizioni socioeconomiche della famiglia.
Ciò che soprattutto colpisce è la variabilità del fattore di genere, mettendo in crisi l’immagine tradizionale della donna, disposta e abituata a ricevere prepotenze più che a farle.


Segnali

Troviamo,quindi, atteggiamenti di inibizione nella relazione con l’adulto e coi compagni, fino a comportamenti di aperto rifiuto come il pianto o la chiusura, fobie, somatizzazioni  ,indicatori che consentono ad insegnanti, genitori ed esperti di cogliere il disagio.

Ruolo dell’insegnante

L’insegnante che ha consapevolezza dell’importanza del suo compito, la competenza e la capacità di mettere in discussione il proprio procedere svolgerà positivamente il suo compito educativo.
Il rapporto interpersonale tra scolari ed educatore è prototipo degli ulteriori rapporti dell’individuo con gli altri; ne consegue come la personalità dell’insegnante sia quindi importante nel processo di maturazione degli studenti.


Fattori di rischio e di protezione

Durante il percorso evolutivo, alcune esperienze e circostanze di vita possano agire come fattore di rischio, altre come fattore di protezione. I fattori di rischio aumentano le probabilità di esiti negativi, mentre i fattori di protezione le riducono e rendono il bambino meno vulnerabile alle fonti di stress. Il termine resilenza, sta proprio ad indicare questa capacità del bambino di fronteggiare lo stress e di mantenere un buon adattamento nonostante le avversità e di dimostrare capacità di recupero in seguito ad esperienze traumatiche, sul versante opposto troviamo la vulnerabilità, che espone l’organismo alle minacce del mondo esterno.
A seconda dell’età e delle fasi i modi in cui si affrontano tali eventi, i significati che vi si assegnano, possono rivelarsi transitori o tradursi in strategie stabili di funzionamento.

A scuola

Il bullismo dipende in larga misura anche dalla presenza di fattori quali l’atteggiamento, le abitudini e i comportamenti del personale scolastico, in particolare degli insegnanti, che risultano determinanti nella prevenzione e nel controllo di azioni di bullismo, così come nel trasformare tali manifestazioni di aggressività in forme socialmente più accettabili.

I ragazzi che presentano difficoltà nella regolazione delle emozioni negative, tenderanno ad essere isolati dai pari e quindi ad aumentare le emozioni negative stesse.
Quindi in ambito educativo, emerge come sia importante da un lato sollecitare emozioni positive che favoriscano il benessere psicofisico di ciascun ragazzo, oltre che una collaborazione attiva nello spazio classe, e dall’altro motivare gli studenti al fine di mostrargli percorsi ambiziosi e possibili, che consentano loro di migliorare la qualità della vita e di evitare i drop out.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *