Due ragazzi legano un disabile a una croce – Mondaino Rimini

Tratto da Corriere

I giovani denunciati: «Era un gioco, non volevamo fargli male». L’accusa: lesioni e vilipendio di simbolo religioso
Due ragazzi legano un disabile a una croce
Bravata-choc in un paese vicino a Rimini, nessuno interviene. Il sindaco: chiedo giustizia
   

MONDAINO (Rimini)—«Crocifisso » per gioco: solo perché è un ragazzo disabile, 25 anni, mite e da tanti ben voluto. Legato a una grande croce da due bulli, pronti a scattare con il telefonino l’immagine di un povero cristo. «Ma era solo uno scherzo. Gliene facciamo tanti, lui si diverte e poi era soltanto per fare una foto». Hanno cercato di scagionarsi in questo modo: «Non gli abbiamo fatto male». Insomma, per loro una bravata, nient’altro. La cosa che aggiunge atrocità all’accaduto è che nessuno si è mosso per bloccarli. Per fortuna sono arrivati i carabinieri proprio mentre qualcuno si divertiva così, all’una della notte di domenica, in un paesino orgoglioso delle sue origini medievali e adesso umiliato dall’incredibile vicenda.
Sembra un allucinante scampolo di vita nelle banlieu moderne, dove noia e disperazione producono malattia sociale. Invece è avvenuto in un borgo tranquillo sulla prima collina, dove la gente vive bene, lontano dai rumori della riviera ma allo stesso tempo con il mare e i suoi divertimenti a un passo. Luigi Casadei, il sindaco, è indignato: «Spero che la giustizia lasci il segno. Ora dobbiamo riflettere». C’è molto su cui interrogarsi: tutto si è svolto davanti a un bar, ma nessuno dei clienti ha fatto niente. Davvero nessuno ha visto? Se sì, perché non è intervenuto? Era un divertimento di gruppo? «Provo fastidio perché nessuno si è mosso», mormora il sindaco.
I carabinieri stanno valutando il comportamento delle persone al bar. Intanto hanno subito denunciato i due bulli per lesioni personali e vilipendio di un simbolo religioso. Adesso a Mondaino c’è sgomento. Qualcuno cerca di consolarsi: «Sono due che non abitano qui». Uno sta nel Pesarese e fa l’artigiano, l’altro è di Saludecio, vicinissimo, operaio, entrambi di 25 anni. Conta poco il certificato di residenza. È una storia di paese, e il paese deve farci i conti. «Non meritavamo quest’affronto », dice il sindaco. «Qui sono tanti quelli generosi, pronti al volontariato. E invece certi tipi rovinano tutto. Spero che imparino la lezione, e che un giorno sappiano educare i figli meglio di loro ».
Per caso l’auto dei carabinieri è passata davanti alla grande croce, forse 2 metri e mezzo, proprio al centro di una rotatoria. Soliti giri di sorveglianza, routine. Ma non domenica notte. Un appuntato al volante, capo pattuglia un maresciallo. Ha visto tutto, si è buttato a sorreggere il ragazzo che i due bulli stavano legando per le mani e il torace, pronto per essere fotografato. Tanto per potersi vantare dell’impresa in un secondo tempo. Li hanno portati in caserma. «Non gli facevamo del male. Lui ci stava». È questo che indigna, perché il ragazzo mite di paese, sfortunato per il suo handicap, nemmeno ha la forza di ribellarsi, se gli altri lo usano per divertirsi. L’hanno trascinato dal bar come in una via crucis, solo per giocare al crocifisso.
Vittorio Monti
14 giugno 2006

   

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