L’importanza delle emozioni

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Le emozioni rappresentano dei meccanismi funzionali alla regolazione dell’organismo, che è geneticamente orientato alla sopravvivenza ed è dotato di un elaborato set di strategie per l’adattamento.

Come gli animali siamo dotati di un “pilota automatico emotivo”[1] ma, a differenza loro, godiamo di sistemi di controllo volontario che derivano da una combinazione di emozione e cognizione.

In situazioni di pericolo una risposta veloce, automatica e basata sulla messa in atto di comportamenti adeguati agli eventi è molto utile, perché ci permette di guadagnare tempo. Immaginiamo, per esempio, di trovarci sulla nostra automobile diretti verso casa a fine giornata. Se per caso, improvvisamente, sbucasse un’automobile da un incrocio tagliandoci la strada metteremmo in atto una qualsiasi azione preventiva (frenare, spostarci dalla carreggiata per evitarla) ancor prima di rendercene conto o di formulare qualunque pensiero rispetto alla situazione. Per gli esseri umani queste reazioni automatiche, che costituiscono senz’altro un utile mezzo di sopravvivenza, rappresentano comunque solo una “soluzione di ripiego”[2]:  in una situazione di pericolo, dopo un iniziale reazione di tipo automatico siamo in grado di prendere il controllo della situazione, fare un piano e metterlo in atto.

La cognizione permette agli individui di reagire ad uno stato emotivo, dona loro la capacità di pianificare e decidere le azioni da intraprendere nel futuro in funzione della situazione emotivamente “scatenante” in cui si trovano.

La cognizione ci consente di passare dalla reazione all’azione[3].

Le emozioni, che si esprimono nel teatro del corpo, hanno comunque un ruolo centrale nel determinare il nostro modo di stare al mondo, fornendoci una lettura di quello che ci sta accadendo e un piano d’azione conseguente. Banalmente: ci avviciniamo a ciò che sentiamo essere “piacevole” e ci allontaniamo da ciò che consideriamo “spiacevole”.

In quanto esseri umani dotati di una neocorteccia passiamo le nostre giornate categorizzando ciò che ci circonda, apprendendo dall’esperienza, facendo previsioni e pianificando il nostro futuro, cercando di ridurre al minimo l’imprevedibilità e l’incertezza dell’ambiente nel quale viviamo. L’emozione, quale meccanismo di segnalazione primordiale, ci aiuta in questa impresa, dando un significato a ciò che ci circonda in funzione dell’effetto che ha sul nostro organismo.

Siamo abituati a etichettare emozioni come la paura, l’ansia, la rabbia come “negative”, come qualcosa da sconfiggere o eliminare. Un cambio di prospettiva, che consideri queste emozioni come meccanismo di segnalazione, come informazione preziosa su di noi, potrebbe aiutarci innanzitutto a non spaventarci di ciò che ci accade e a utilizzare ciò che il nostro corpo ci dice come importante risorsa per il cambiamento.

 

“Se fosse concepibile un essere umano tagliato fuori all’improvviso da tutte le emozioni che il mondo suscita in noi (…) allora non ci sarebbe nessuna parte dell’universo più importante di un’altra, e la natura degli oggetti del mondo e la sequenza degli eventi che accadono nel mondo, sarebbero prive di significato, di carattere, di espressione, di prospettiva”.

William James

 

 

 


[1]LeDoux, Joseph. Il cervello emotivo. Alle origini delle emozioni. Dalai Editore, 2003.

[2] Ibid.

[3] Ibid.

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  1. laura ha detto:

    le emozioni alla base della conoscenza rappresentano comunque una conquista e prerogativa della specie umana che si è evoluta e differenziata dalle altre specie. Dalle emozioni primordiali gli uomini hanno cominciato a sviluppare la dimensione interiore, lo spazio vitale che si esprime soprattutto nelle espressioni artistiche

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