Lo stalking

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Cresce il numero di donne che chiedono aiuto e sostegno psicologico in quanto vittime di persecuzione, molestie, avances non gradite ed insistenti, minacce.

Il  nuovo reato di “stalking” o atti persecutori, va ad incriminare le condotte reiterate di molestia o minaccia che causano rilevanti disagi psichici alla persona offesa.

Il reato di stalking è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Commette questo reato chiunque, con condotte reiterata, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

La vittima si trova costretta a modificare le proprie abitudini per sfuggire all’insistenza dello stalker, ad avere paura di camminare da sola, di recarsi al lavoro, di svolgere banali abitudini, con il timore di essere seguita, perseguitata, ripetutamente infastidita.

Teme di perdere il lavoro perché lo stalker invade anche quello spazio, invia fiori, si presenta di persona, telefona, fa scenate, aspetta fuori per ore, contatta colleghi e mette la vittima in condizione di provare paura, vergogna, disagio.

Uscire con gli amici, usare i social, fare sport, vivere il tempo libero diventano situazioni profondamente stressanti, viziate dal timore di essere sorpresa, vista, seguita.

È necessario chiedere aiuto e denunciare. Il supporto psicologico può aiutare la vittima a superare il vissuto di vergogna e colpa che tale vittimizzazione attiva, e a difendersi emotivamente.

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