Lodi – Quest’anno i cani antidroga della polizia potrebbero far capolino anche nelle medie inferiori.

Tratto dal Cittadino

Droga, dalla questura più controlli a scuola

Quest’anno i cani antidroga della polizia potrebbero far capolino anche nelle medie inferiori. Lo rivela il questore di Lodi Giuseppe Poma all’indomani del blitz del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza al parco delle Lavandaie, dove è stata filmata un’attività quotidiana di spaccio di hascisc (con relativo arresto) e si è avuta l’ennesima conferma che tra i “fumatori” ci sono sempre più minorenni anche nel tranquillo Lodigiano. «Abbiamo avuto episodi di spaccio, puntualmente perseguiti, perfino sotto le mie finestre su piazza Castello – prosegue Poma -, e questo conferma che la richiesta di droga è forte e che riguarda assuntori così giovani da non avere l’automobile per raggiungere i luoghi di spaccio “tradizionali” nelle campagne, che hanno quindi bisogno di approvvigionarsi nel mezzo della città». A decidere un’intensificazione dei controlli nelle scuole era stato alcuni mesi fa il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza in prefettura, allargato anche a rappresentanti del mondo dell’istruzione e dei Sert. «Anche in quell’occasione è arrivata la conferma che gli assuntori sono sempre più giovani», sottolinea il questore. Alessandro Battista, dirigente della squadra mobile, aggiunge: «Ci imbattiamo in giovani di vent’anni che non si fanno alcun problema nell’assumere droghe di ogni tipo. Con genitori disperati che sono arrivati a chiederci di fare qualcosa, di fermarli, di portarli in comunità. I ragazzi sono convinti di poter smettere quando vogliono. Ma non è così. E anch’io, da padre, sono preoccupato». Per il questore, più che riflettere sui «problemi di ordine pubblico» di questo o quel quartiere, bisogna puntare sulla lotta alla droga partendo però dalla mentalità che porta ad accettare l’uso di sostanze proibite: «Ci sono ragazzi che sanno che perfino i loro genitori ogni tanto si “spinellano”, che hanno di fronte l’immagine di uno sport dopato, che addirittura a vent’anni arrivano a procurarsi il Viagra per non fare brutta figura con la morosa o che non si fanno problemi nell’assumere pasticche eccitanti per affrontare la nottata in discoteca – constata Poma -: tutti segnali di una cultura che porta a considerare “normale” l’uso di sostanze per finalità di mero edonismo, cioè per il piacere personale. Arrivando così senza ostacoli alla dipendenza. Non tutti i giovani che fumano spinelli arrivano all’eroina o alla cocaina, ma so per esperienza che tutti gli assuntori di sostanze pesanti sono partiti proprio dall’hascisc. E minore è l’età in cui si comincia, maggiore è il rischio di dipendenza e maggiori sono i danni fisici e anche sociali: ci si trova di fronte a sostanze che sono come la nitroglicerina per il cervello e l’organismo». Per il questore di Lodi l’unica deroga al no assoluto alle droghe può essere quella della terapia del dolore, in ambito strettamente medico: «Non nego che questo mio pensiero si richiama a culture antiche, ai rispetto assoluto del corpo». Il questore ricorda anche che oggi il consumatore di stupefacenti è spesso «un ragazzo di buona famiglia, all’apparenza integrato socialmente, ma che poi arriva a pretendere di poter fare tutto quello che vuole. E gli spacciatori spesso contano su leggi che raramente arrivano a pene davvero severe. Ma noto che i genitori si disinteressano troppo delle loro responsabilità: fosse capitato a me di scoprire che nella scuola frequentata da mia figlia circolava droga, mi sarei mosso in prima persona. Padri e madri, per primi, non devono mai rinunciare al loro ruolo o essere assenti».

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