L’umbratile sentiero di Virginia

Invito alla lettura di Virginia Woolf  “Al Faro”

nella traduzione di Nadia Fusini

 

“L’umbratile sentiero di Virginia”

 

 Augusto Iossa Fasano

 

Con lettura di brani a cura di Monica Carletti Israel

 

24 febbraio 2009 alle ore 21.00

 

    Metandro, Via Paolo Uccello, 6 – 20148 – Milano.

 

Si prega di comunicare in anticipo la propria adesione

 

Info e contatti: Sito web www.metandro.com

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Tel/fax 02-36533894

 

Londra 1939, Virginia Woolf con il marito Leonard fa visita a Sigmund Freud vittima della persecuzione nazista a Vienna. All’entusiasmo di Virginia che divora i testi freudiani non corrisponde una felicità nell’incontro personale con il padre della psicoanalisi.

La letteratura sfiora la psicoanalisi e sembra non riuscire ancora ad integrarla nella sua trama compositiva.

Questo invito alla lettura non intende proporre un’interpretazione in chiave psicoanalitica della grande scrittrice e del suo capolavoro, Al faro.

L’introduzione al testo mira a farne emergere il dispositivo intrinsecamente analitico attraverso cui l’autore e, dunque, il lettore possono seguire le modalità di rielaborazione del trauma.

La reinvenzione del presente e della propria identità attraverso la ricostruzione di un passato in apparenza dimenticato, e perciò causa di enigmatico dolore, non si svolge unicamente attraverso il flusso verbale e l’espediente narrativo, ma anche tramite una tecnica che utilizza lo sguardo come strumento filmico dalle molteplici possibilità.

La memoria, come il sogno, fa ricorso a un lavoro per immagini che accompagna il soggetto alla regolazione della chiarezza del pensiero e lo situa in uno spazio dove le difese psichiche ritrovano senso ed efficacia.

La scrittura di Virginia Woolf ingaggia il lettore in un lavoro sulla propria storia e sul proprio apparato psichico.

Dalla percezione dello shock, alla distribuzione orizzontale del carico esistenziale con i numerosi fratelli, al confronto con le figure dei genitori si delinea il destino del soggetto attraverso la presentazione dell’esperienza nel suo farsi e nel succedersi degli stati di coscienza.

I nessi scrittura-memoria-visione che Al faro costruisce – punto di incrocio tra biografia, invenzione lirica e testo saggistico/narrativo – testimoniano di formule estremamente attuali per superare l’isolamento individuale e di composizione artistica che la critica non ha ancora riconosciuto all’autrice inglese nel suo precorrere la svolta epocale dei media visivi.

La traiettoria personale, composta di preziose opportunità di Bildung, incrocia le vicende storiche della Seconda Guerra Mondiale che vede l’epilogo del Circolo di Bloomsbury dove si erano incontrati Keynes, Strachey, Eliot, Fry e tanti tra i più raffinati intellettuali inglesi del primo Novecento.

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