Suoneria a prova di adulti – cellulari e adolescenti

Tratto da Corriere della Sera

Una suoneria vicina agli ultrasuoni avvisa i ragazzi senza che gli adulti se ne accorgano
   
A prima vista sembra il sogno di qualsiasi adolescente. Si tratta di una nuova suoneria che non può essere udita dagli adulti perché sfrutta le tonalità più alte. Già a partire dai 30 anni, infatti, si perde la percezione delle frequenze più alte e dunque alcuni suoni non risultano più udibili. Una suoneria che sfrutta questa fascia di tonalità può avvisare i ragazzi di un nuovo messaggio sul cellulare senza che professori o genitori se ne accorgano.

CONTRO LE BABY GANG – Questa nuova tendenza non nasce tuttavia come una strategia per aggirare il divieto di utilizzare i cellulari in aula. I sistemi a ultrasuoni vengono usati da molti anni come repellenti per allontanare gli insetti dalle piantagioni oppure contro le zanzare. Lo scorso mese poi, una compagnia inglese che si occupa di sistemi di sicurezza, la Compound Security, ha brevettato un allarme contro le baby-gang sfruttando lo stesso meccanismo. La tecnologia Mosquito, sviluppata da Howard Stampleton, assicura di tenere lontano i ragazzi dai negozi infastidendoli con suoni ad alta tonalità, senza però disturbare il vicinato.

EFFETTO BOOMERANG – Ben presto il sistema vantaggioso per gli adulti si è ritorto contro di loro e una giovane matricola del Galles ha saputo trasformare quella minaccia in una suoneria utilissima nelle situazioni in cui l’uso del telefonino è vietato, come a scuola (ma il risultato non è sempre garantito perché non si può conoscere a priori il livello di udito dell’insegnante, diverso da persona a persona). In pochissimi giorni la notizia si è diffusa in internet e negli Stati Uniti ha suscitato l’interesse anche della stessa Compound System, che ha creato una propria suoneria ad alta tonalità chiamata Mosquitotone. Se all’inizio doveva allontanare i ragazzini, ora il sistema Mosquito offre il suo servizio, a pagamento, a tutti i giovani che vogliono usare con discrezione il proprio cellulare.

Marina Rossi
12 giugno 2006

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