Violenza alle donne – allarme sociale

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In crescita il numero di violenze gravi a danno delle donne; in crescita il numero di violenze gravi denunciate.

Donne meno isolate e più consapevoli, capaci in misura crescente di chiedere aiuto.

Utile la massiccia recente informazione e sensibilizzazione dei mass media a riguardo.

Secondo le indagini Istat del 2006 e del 2014, la percentuale delle vittime che ammette di ‘aver avuto paura per la propria vita’ e’ salita dal 18,8 al 34,5%”

Circa una donna su tre almeno una volta nella vita, ha subito episodi di violenza.

Ecco alcuni recenti fatti di cronaca:

Genova “Minacciava l’ex fidanzata con un coltello, arrestato”

Brescia “Sequestra e picchia la fidanzata”

TorinoSi apposta con un coltello in tasca davanti alla scuola dove insegna la moglie: “Ti brucerò nell’acido”.

 

Quali sono i segnali di violenza psicologica?

Sicuramente la svalutazione; la vittima sentendosi continuamente sminuita e svalutata può pensare che l’aggressore sia l’unico disposto ad amarla, e di essere in ultima analisi non amabile.

I continui controlli, le limitazioni, l’impoverimento delle relazioni e delle risorse amicali e sociali, consentono all’aggressore di indebolire la vittima, di farla sentire senza supporti esterni, sola, indifesa, bisognosa di lui.

L’aggressore è geloso, controlla, segue, spaventa, limita la libertà. L’autonomia si riduce progressivamente per tentare di gestire le pressioni e le minacce.

Il controllo economico e la limitazione economica della vittima le impediscono di allontanarsi dal proprio aggressore; si sente impossibilitata a sostenersi e ad autonomizzarsi.

L’alternarsi di attenzioni e violenze confonde la vittima; le continue richieste sessuali affaticano la vittima. Moralmente è incastrata da un uomo che si pente che le chiede una nuova opportunità.

Chiedere aiuto può essere complesso e difficile, può implicare emozioni contrastanti e inibire la richiesta stessa per la forte attivazione di vergogna e senso di colpa. Colpa si.
La vittima spesso confonde le responsabilità, si lascia irretire e cade nella manipolazione dell’aggressore, capace di deresponsabilizzarsi attribuendo proprio alla vittima la colpa delle sue azioni.
Tale meccanismo di deresponsabilizzazione consente all’aggressore di giustificare le proprie azioni, alleggerendole, e induce nella vittima un senso di sfiducia, depressione, impotenza, vergogna e colpa.

La vittima può addirittura pensare di dover riparare la relazione o prevenire future reazioni, scusando in ultima analisi chi agisce la violenza.

Delicato meccanismo che può far tardare o annullare la spinta alla denuncia.

Si aggiunge la sfiducia che molte donne dichiarano di avere nei confronti della giustizia, che sembra essere un passo indietro la violenza. Giustizia che si attiverebbe a giochi finiti, con spesso esiti catastrofici, come la morte.

Nonostante questo molte donne trovano la forza di segnalare, di chiedere aiuto. Diversi i numeri verdi dedicati che offrono supporto psicologico e assistenza legale a titolo gratuito.

Ricordo a tal proposito il numero verde 1522 – Telefono Rosa.

È La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità a promuove il servizio pubblico del 1522 , un numero gratuito e attivo 24 h su 24 che accoglie con operatrici specializzate le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking.
La pagina web del servizio 1522 fornisce la mappatura aggiornata dei Centri Antiviolenza e di altri servizi a cui le operatrici indirizzano le vittime.

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