L’educazione tra i pari e i modelli di supporto tra coetanei

Osservando con attenzione l’attuale realtà scolastica, studiandone il crescente disagio e le forme sempre più frequenti ed allarmanti di bullismo, salta subito all’occhio quanto possa essere importante, per non dire indispensabile, una stretta ed efficace collaborazione tra le principali agenzie educative quali scuola e famiglia. Il bullismo infatti è un fenomeno profondamente relazionale, che non coinvolge solo i ragazzi e che chiama in causa anche genitori ed insegnanti, loro importanti modelli e riferimenti.
Addentrandosi però nelle scuole, parlando con genitori ed insegnanti, il progetto di condivisione del problema e di comune intervento, la collaborazione appunto, sembra un sogno irragiungibile. Quindi che fare?
Nel continuo tentativo di promuovere la comunicazione e il collegamento tra scuola e famiglia si potrebbe pensare ad una importantissima risorsa, spesso sottovalutata dalle altre agenzie educative, quale il gruppo dei pari.
All’interno dei modelli di aiuto tra i pari, Rigby (1996) ne individua alcuni che possono contribuire alla riduzione in modo indiretto, quali il tutoring e la consulenza nell’ambito dell’orientamento scolastico.
Tra quelli invece che operano in modo più diretto si possono rintracciare un approccio più informale e più vicino alle naturali modalità dei bambini di dare e ricevere aiuto quale l’“operatore amico” (Menesini e Benelli, 1999); un approccio basato sulla consulenza dei pari (Cowie e Sharp, 1996); un approccio basato sulla mediazione dei conflitti interpersonali (Fernandez, 1998).
L’operatore amico consente di promuovere lo sviluppo personale dei ragazzi che assumono ruolo di operatore, di aiutare i destinatari di tale iniziativa, cioè i bambini in difficoltà ed inoltre di esercitare un’influenza positiva sul clima emotivo e sociale della scuola. Infine fornisce un ponte tra i bambini in difficoltà e i servizi psicologici e professionali.
La consulenza dei pari (sportello gestito dai ragazzi), che include l’ascolto di gruppo, l’attivazione di una linea telefonica di aiuto gestita dai ragazzi e la creazione di uno spazio dove sia possibile accogliere la richiesta di aiuto dei compagni(sportello), consente di aumentare i servizi di supporto e di aiuto presenti nella comunità scolastica, di fornire ai ragazzi le abilità per fronteggiare i problemi dei coetanei e quelli personali, oltre ai bisogni psicosociali del gruppo, ed infine di creare un contesto sociale e psicologico più positivo.
La mediazione dei conflitti dei pari, che come gli altri modelli prevede un trainig ed una selezione degli operatori, aiuta i ragazzi a sviluppare consapevolezza sugli aspetti positivi del conflitto, ad acquisire strategie per la risoluzione del conflitto e ad applicare queste strategie a situazioni specifiche. Inoltre consente di sviluppare metodi di risoluzione del conflitto utilizzabili anche in età successive.

I benefici per gli utenti, per gli operatori e più in generale per il clima socio-affettivo della scuola sono:

1. coloro che aiutano imparano ad identificare alcuni problemi emotivi e sociali e ne cercano una risoluzione con i compagni;
2. coloro che aiutano acquisiscono capacità di leadership e migliorano la propria autostima;
3. si registra una crescente consapevolezza in tutti gli alunni dei problemi emotivi ed affettivi dei compagni;
4. si manifestano modificazioni importanti anche a livello di contesto scolastico più generale.

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