I bambini prodigio – pro e contro del talento

I bambini dotati di distinguono per il fatto di possedere un’intelligenza molto rapida ed una memoria buona.
Un esempio di questo è la capacità di riconoscimento di oggetti visti una sola volta, con successiva perdita di interesse ad ogni successiva esposizione, come indicato dal fenomeno dell’abituazione.
L’abituazione appartiene ad ogni bambino, ma quelli intelligenti si annoiano prima.
A sostegno del talento vi sono tre importanti fattori, ovvero la motivazione, la curiosità e la tenacia.
C’è però un segnale d’allarme dietro questa precoce abilità, ovvero il rischio di esclusione da parte dei coetanei ed il ripegamento in se stessi, soprattutto se inseriti come spesso accade all’estero, in istituti specializzati.
Assume importanza il fatto che sappiano stare, divertirsi e condividere con i bambini della loro età.
il rischio è infatti un "autismo" sociale.
Circa il cinque percento della popolazione infantile ha una intelligenza superiore alla media e spesso oltre al talento precoce sviluppano anche una elevata sensibilità in grado di metterli a rischio su un piano sociale.
In particolare i super dotati riescono solitamente male a scuola e nella vita, a volte considerati portatori di handicap o disagiati.
I bambini molto dotati invece sfruttano a pieno le abilità, cavandosela nelle diverse situazioni.
Ciò che rischia di penalizzare i super dotati è la reattiva indifferenza scolastica o la strumentalizzazione di alcune abilità specifiche.
A prescindere dalla talentuosità del bambino, è importante tenere presente che le principali abilità vengono sviluppate ed apprese nei primissimi anni di vita, prestando quindi particolare attenzione alla loro crescita sociale ed intellettiva attraverso una adeguata pianificazione educativa, che si inserisca nello spazio potenziale di ogni singolo bambino; quello spazio cioè di possibile apprendimento con il supporto di un valido modello, che non vada a sovra-stimolare o a sotto-stimolare il piccolo.
Si tratta di quella zona di sviluppo prossimale individuata da Vygotskij, dove l’intervento dell’educatore assuma un importante ruolo, ad un tempo di stimolazione e sostegno, sempre adeguate alle possibilità del singolo bambino.

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