Obiettivi del lavoro preventivo – disagio e bullismo – adolescenti

Gli obiettivi dei progetti di prevenzione del disagio rivolti agli adolescenti hanno l’obiettivo generale di sostenere un processo di crescita durante il quale possono presentarsi momenti di blocco e di crisi .
Per prima cosa si propongono di offrire occasioni di confronto fra gli adolescenti sui compiti evolutivi di questa fase dello sviluppo e sulle modalità prevalentemente utilizzate per affrontarli, quale è per esempio la propensione ad agire. In secondo luogo, i progetti preventivi, si preoccupano di incentivare l’acquisizione di capacità che aiutino l’adolescente a proiettarsi nel suo futuro, a renderlo realizzabile. Inoltre, tutelano i processi di separazione dalla famiglia attraverso l’individuazione di aree di progressiva autonomia.
Tali progetti si occupano anche del sostegno degli adulti significativi, funzionali alla crescita dei ragazzi, ovvero genitori, insegnanti, operatori del settore. Distinguiamo tre differenti livelli di intervento preventivo, ovvero di comunità, di scuola e di gruppo classe.
Per quanto concerne gli interventi a livello di comunità, Randall (1996) parte dall’assunto che il problema del bullismo esista anche oltre le mura scolastiche. Lo stile educativo famigliare viene visto dall’autore come un possibile predittore dei disturbi di comportamento di bulli e vittime, in associazione ad altri fattori extrascolastici ad esso correlati.
Sul piano operativo, l’obiettivo è quello di potenziare la collaborazione tra le diverse agenzie al fine di elaborare e attuare un intervento a più livelli, nella scuola e nella comunità, con iniziative specifiche rivolte alle famiglie e ai singoli bambini in difficoltà. Entrando nel merito degli interventi a livello di scuola, Sharp e Smith (1994) propongono una “elaborazione di una politica scolastica contro le prepotenze”. La scuola, cioè, nelle sue diverse componenti fa suo il problema e trova, nell’ambito della propria autonomia, le strategie di risoluzione a livello di istituto, di classe o di interventi sui singoli bambini.
Interventi a livello di gruppo-classe si rivolgono all’unità classe al fine di sollecitare la riflessione, le abilità sociali e la cooperazione, spostandosi in modo graduale dal piano collettivo a quello individuale.
lo stimolo culturale diventa l’occasione per sollecitare una prima riflessione sul tema e per riportare poi la discussione a livello personale. Altri stimoli possono essere costituiti da attività di role-play.  Lo scopo di un approccio curricolare è quello di favorire un’acquisizione di consapevolezza del problema, delle motivazioni che ne sono alla base e delle conseguenze che può generare.
Al fine del  potenziamento delle abilità sociali le attività possono essere presentate sottoforma di storie, giochi, poemi, video e film.         Questo approccio costituisce un’ importante strategia per ostacolare il bullismo e toccare alcune delle motivazioni affettive che stanno alla base del fenomeno. Si prevede l’individuazione di obiettivi specifici di tipo comunicativo-comportamentale e attività di role-play e di training e un graduale modellamento e sostegno da parte dell’insegnante (Nota e Soresi, 1997). Per quanto riguarda la cooperazione , le ricerche mostrano che i bulli e le vittime risultano essere meno cooperativi della media. La scarsa cooperazione dei bulli sembrerebbe dipendere dalla loro scarsa empatia; mentre le difficoltà delle vittime deriverebbero dalla loro forte inibizione e dalla scarsa accettazione sociale. È di grande importanza il ruolo dell’insegnante al fine di promuovere la cooperazione. Il “cooperative learning activities” presentato da Cowie, Smith, Boulton e Laver (1994) prevede il potenziamento delle situazioni di apprendimento cooperativo in classe e alcune attività di cooperazione nell’ambito della risoluzione dei problemi legati alle prepotenze ed al bullismo.

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